

La senatrice Gisella Naturale del Movimento 5 Stelle esprime profonda preoccupazione per le pericolose conseguenze del maltempo abbattutosi in diverse regioni del sud Italia, con particolare riferimento a quanto sta accadendo nel Foggiano, per cui è stato chiesto lo stato di calamità naturale, e nei territori limitrofi.
“Territori – afferma Naturale – ad alto rischio idrogeologico, tutti segnati in queste ore di allerta meteo da esondazioni e allagamenti, con evidenti danni anche agli agricoltori, cui va il mio pensiero di vicinanza per un comparto così strategico quanto già tanto vessato e provato dalla crisi negli ultimi anni. Importanti – prosegue la senatrice pentastellata – anche i cedimenti strutturali, le evacuazioni e le chiusure alla viabilità causate da quest’emergenza maltempo. Purtroppo, però – ricorda Naturale –, il Governo Meloni nell’ultima manovra di bilancio ha tagliato 6,5 miliardi di euro, in una preoccupante prospettiva decennale, per la manutenzione del territorio italiano, con la conseguente riduzione dei contributi ai Comuni, tra i primi presìdi territoriali per la manutenzione ordinaria. Così come va ricordato il taglio effettuato dall’attuale esecutivo di 1,28 miliardi di euro dai fondi europei del Pnrr per il rischio idrogeologico, somme spostate su ‘fondi nazionali’ con meno controlli e scadenze meno certe. Con il nefasto risultato – prosegue la senatrice del M5S – di cantieri bloccati o incerti proprio mentre l’emergenza accelera. Tutto questo – chiosa Naturale – in un territorio nazionale in cui, secondo i più recenti dati Ispra, il 94,5% dei comuni italiani è a rischio frane o alluvioni; 1,3 milioni di persone vivono in zone ad alto rischio frana; 6,8 milioni di persone sono esposte al rischio alluvione”.

Infine, preoccupazione di Naturale anche rispetto a quanto emerso nel report “Quanto costa all’Italia la crisi climatica?” pubblicato nelle scorse ore da Greenpeace Italia, che evidenzia il ritardo dell’Italia nel contrasto alla crisi climatica a causa del calo dei fondi spesi per la prevenzione negli ultimi anni, del divario tra danni e risorse a disposizione per il risanamento del territorio, della lungaggine dei tempi di realizzazione degli interventi (specie al Sud), del ritardo nell’applicazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) e del definanziamento delle misure contro le alluvioni nel Pnrr. Mentre le polizze Cat-Nat per danni da eventi naturali estremi, che dallo scorso anno la maggior parte delle aziende sono state obbligate a sottoscrivere, non coprono alcune situazioni quali le mareggiate, come mostrato dal ciclone Harry che ha colpito il sud Italia solo pochi mesi fa.
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