Giandiego Gatta: basta con il nervosismo!

Il nervosismo, si sa, porta spesso a dire corbellerie e ad usare toni e termini persino offensivi, con accuse di “sciacallaggio” nei confronti di non precisati soggetti che si occupano in questo momento, in buona o in cattiva fede, della vicenda dell’ospedale di Manfredonia. Non mi stupisco! Così come non mi meraviglio del fatto che, quando un consigliere di minoranza in Regione, come me -sulla barricata da diversi anni, come noto a tutti, per difendere il ” San Camillo”- avanza una proposta seria e fattibile per l’ospedale e per la sua comunità territoriale, si gridi subito alla speculazione politica, attribuendosi questo DOVEROSO intervento a ragioni “elettoralistiche”.



È il vecchio trucco: quando una proposta è tua è motivo di vanto, quando la fa un avversario diventa strumentalizzazione o manovra propagandistica. Credo, in verità, che la campagna elettorale, che NON è all’ordine del giorno di questo drammatico momento che tutti stiamo vivendo, sia diventata una vera e propria ossessione per chi in ogni suo intervento ne parla, probabilmente per la comprensibile ed umana preoccupazione di sottoporsi un giorno al giudizio degli elettori. MA NON È QUESTO IL MOMENTO!

Verrà quel giorno, ma oggi dobbiamo occuparci di altro, dobbiamo sforzarci di elaborare ogni soluzione che abbia al centro della propria analisi l’unico obiettivo di salvare vite umane. Ed è in questo contesto, e solo in tale prospettiva, che l’ospedale di Manfredonia può, anzi deve, riacquistare senso e persino dignità, svenduti in passato per logiche che aborrisco. Nessuna campagna elettorale. Quella non la si inventa. Si fa tutti i giorni con i propri comportamenti, tenendo la barra dritta e perseguendo solo il Bene dei cittadini. Talvolta forse anche sbagliando, ma sempre con l’amore per la gente nel cuore.

Ed è questo che mi ha indotto a credere che il “San Camillo” potesse (e possa ancora!) essere destinato ad ospitare unità di terapia intensiva e/o semintensiva. Perché, lo ripeto ai sordi che non vogliono sentire, abbiamo un reparto, quello di ginecologia, sito al piano intermedio tra il pronto soccorso e la chirurgia, al quale si può accedere sia con scale esterne che con ascensore, evitando di passare attraverso i reparti, quindi evitando pericolose contaminazioni. Io ho visto personalmente quel reparto, non me lo hanno raccontato, l’ho visitato in presenza di medici e direttori, e nessuno in quella sede, nessuno, ha sollevato obiezioni.

A Manfredonia occorrono alcuni respiratori, pompe infusionali per farmaci, caschi per cpap e personale. “Il personale non è sufficiente”, dice qualcuno. Facile da parte mia obiettare che le politiche sanitarie degli ultimi anni ci hanno condotto a tanto. Ma adesso anche questa polemica non ha senso. Sono le soluzioni che contano. Le risorse umane occorrenti si possono e si devono trovare come è stato fatto per altre realtà ospedaliere, creando equipes multidisciplinari con anestesisti competenti che le dirigano.

Si stanno creando ospedali dal nulla, si stanno munendo altre realtà di respiratori, probabilmente (e si spera!) in eccesso rispetto a ciò che servirà, si sono ricompresi (giustamente) ospedali come Casa Sollievo, inizialmente esclusa, tra quelli Covid. Perché non farlo da noi?? Non si può liquidare una discussione che dovrebbe avere il nostro ospedale al centro di una seria politica di rilancio con accuse di strumentalizzazione elettorale. Le elezioni, quando si faranno, saranno un’altra storia. E premieranno e bocceranno, come è giusto che sia.

E non si venga a dire, come fanno alcuni improvvisati difensori d’ufficio, che la questione è “tecnica” ed hanno deciso i tecnici, il cui giudizio bisogna rispettare. Proprio ieri, dalle colonne di un quotidiano, il direttore di Malattie Infettive del Policlinico di Bari, a specifica domanda rispondeva: “il piano (di riordino sanitario) deriva da considerazioni non solo tecniche ma anche politiche e di opportunità “. Ritengo non ci sia più nulla da aggiungere perché offenderei l’intelligenza di chi legge, che certamente ha le idee ben chiare. Gli “sciacalli”, se ve ne sono, sono da ricercarsi in altri ambienti. Nel mio non trovano il loro habitat. Nel mio c’è solo la gente!