
Presidente Decaro, ho letto la delibera con cui lei annuncia la “ricetta” per ridurre le liste d’attesa. Il problema è che non c’è nulla di nuovo, la delibera ripropone e riassume esattamente strumenti già adottati più volte nell’ultima decade dalla Regione Puglia. Più precisamente:
- recepimento del PRGLA (piano regionale di governo delle liste d’attesa 2019-2021) e demandare alle ASL piani aziendali attuativi;
- estensione degli orari di erogazione e aperture nei fine settimana;
- inappropriatezza prescrittiva;
- cabine di regia, monitoraggi, report periodici;
- richiamo al percorso di tutela in caso di mancato rispetto dei tempi;
- interventi sull’intramoenia/ALPI come leva correttiva;
- collegamento degli obiettivi alle performance dei Direttori Generali.
Tutto questo in Puglia è già stato fatto inutilmente, le visite fino a sera e nel weekend sono state sperimentate in vari presidi, i piani di recupero delle liste d’attesa sono stati rifatti più volte, i monitoraggi non sono mai mancati, i controlli del nirs sulla libera professione sempre annunciati, i sistemi correttivi previsti dalla legge 124 del 1998 puntualmente disattesi, etc…

Il risultato, però, lo conosciamo a memoria, agende chiuse, attese di anni per diagnostica, specialistica ambulatoriale, cataratte ed ernie, cittadini costretti a pagare se vogliono curarsi in tempi ragionevoli, assenza di controllo capillare e ciclico, nessun intervento politico per giungere al superamento della libera professione con passaggio alla compartecipazione a Ticket, Nomenclatore e DRG, nessun intervento sulla medicina convenzionata che non sopperisce al filtro e drena risorse, perché senza il passaggio volontario alla dirigenza sarà sempre un corpo a se stante, altro che sparute AFT di balducciana memoria (aggregazione funzionali territoriali). La gente ha quasi rinunciato a rivolgersi alla struttura pubblica istituzionale, ormai li avete convinti che devono farsi l’assicurazione o mettere mano al portafogli, con l’aggravante che oggi pure chi è disposto a pagare deve attendere mesi e mesi.

La domanda che la delibera non affronta è una sola, ed è decisiva, con quale personale pensa di rendere strutturali queste misure se la Regione Puglia è dal 2011 in piano di rientro per via dei disavanzi gestionali, con organici insufficienti, reparti scoperti e professionisti già allo stremo? Con quali soldi pensano di pagare gli straordinari e i turni aggiuntivi con un disavanzo certificato di circa 400 milioni all’anno? Come pensano di bypassare la Legge 161 del 2014 che prevede 11 ore di riposo consecutivo giornaliero e 24 ore settimanali per farsi bastare il personale in esercizio? Come faranno a stabilire se una Tac e una RM per ottenere una diagnosi saranno inappropriate, chi si assumerà la responsabilità e l’eventuale rischio penale? Senza assunzioni stabili, senza una vera riorganizzazione territoriale, senza presa in carico dei cronici e dimissioni protette, questa delibera è l’ennesima riproposizione di strumenti già dimostratisi incapaci di risolvere l’annoso problema.
Quando tra qualche mese troveremo ancora l’agenda chiusa per una prova da sforzo con priorità breve o dovremo attendere anni per un intervento ordinario elettivo, non potremo dire che mancavano i piani,
mancheranno, ancora una volta, i risultati.
Senza memoria storica non si può capire il presente, figuriamoci il futuro.
Mario Conca
Segui Dauniacom.it su Facebook
Segui Dauniacom.it su Instagram
Segui Dauniacom.it su Wapp



