Paolo Campo (PD) interviene sull’Ospedale di Manfredonia e attacca il forzista Giandiego Gatta

Tratto dal profilo FB del consigliere regionale dem Paolo Campo

La campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale è già iniziata; in molti, come era prevedibile, ci si sono buttati a capofitto. Non solo gli aspiranti candidati e i loro tifosi, ma anche varia umanità. Tra di essi “giornalisti” e alcuni dirigenti medici del nostro ospedale. Copione già visto. Legittimo, nulla di nuovo.
Quando però si piega la realtà fino a deformarla si corre il rischio di fare danni oltre le intenzioni.
Così è nel caso dell’Ospedale di Manfredonia. Quando si afferma che esso chiuderà ovvero sarà smantellato, in un momento in cui in tutto il Paese si fa fatica a reperire dirigenti medici, si rischia seriamente di scoraggiare coloro i quali preferirebbero la sede di Manfredonia anche ad altre di primo livello. Lo dico perché si è già verificato. Purtroppo continua ad accadere. Inoltre si genera nell’utenza la convinzione che per curarsi sia meglio andare altrove, anche nei casi in cui i nostri “servizi” si elevano oltre la media.
Ho già spiegato che l’Ospedale di Manfredonia non chiudera’. Non sarà nemmeno ridimensionato, anzi sarà dotato di nuovi reparti. La lungodegenza e’ già entrata in funzione, seguirà la riabilitazione. Chi convive con familiari anziani o sconta l’esito di gravi patologie potenzialmente invalidanti comprende la portata di questo risultato.
E’ vero; il Piano prevede che tra diciotto mesi sia dismessa la gastroenterologia. Essa non sarà più un “reparto” ma un servizio. Il che vuol dire che non ci si potrà ricoverare ma si forniranno tutte le altre prestazioni. Comunque non disperiamo di riprendere la questione “all’uscita” dal “piano di rientro”.
Dobbiamo essere onesti: quando quella struttura fu implementata con il sostegno di tutti (in particolar modo di chi mi ha preceduto in Consiglio Regionale), eravamo consapevoli di dover affrontare una scommessa di incerto esito. Stimo molto il dott. Furio ed ho apprezzato la qualità’ del suo lavoro. Abbiamo lottato perché si riconoscesse la possibilità di una deroga; come e’ noto i reparti di gastroenterologia non possono operare in una struttura di “base”. Il ministero ce lo ha sempre fatto rilevare, e così provammo a spiegare nell’ultima versione del Piano che noi consideravamo l’Ospedale di Manfredonia presidio “rafforzato”.
Dopo due anni di “querelle”, e’ stato definitivamente chiarito che le Regioni non possono istituire presidi “rafforzati”. Questo e’ quanto ed e’ noto a tutti.
Invece abbiamo ottenuto un importantissimo risultato: consentire che gli Ospedali di base potessero mantenere strutture complesse. E così sarà.
Conosco il vicepresidente del Consiglio Regionale da tanto tempo: eravamo ragazzini. Sempre su sponde opposte (come i nostri padri), ma sempre amici.
Giandiego sa benissimo che la richiesta di elevare l’Ospedale della nostra città al primo livello e’ una cosa letteralmente impossibile. Fa la sua battaglia per scopi elettoralistici. Lo comprendo. Ma siccome lo so’ persona seria e ragionevole, lo invito a riflettere sui rischi a cui espone il dibattito sulle politiche sanitarie nella nostra città’. Che e’ cosa più seria e delicata della sua e della mia campagna elettorale. E poi chiariamo un punto.
Non c’entra nulla Elena Gentile (mia compagna di partito, con la quale abbiamo condotto battaglie politiche molto spesso da posizioni contrapposte).
Le scelte che hanno determinato l’attuale assetto della sanità in Capitanata furono compiute a cavallo degli anni ‘94 – 99, quando altri cerignolani dirigenti del vero partito di Giandiego (Alleanza Nazionale) governavano la Puglia e non solo. Scelte poi sacralizzate nel quinquennio di governo dell’On. Raffaele Fitto e così divenute nei fatti e per legge irrimediabili.
Siamo nel 2020. Io comprendo tutto, ma almeno chi ha il dovere di cronaca alla verità ogni tanto dovrebbe attenersi. Se non per etica professionale, per il bene delle giovani generazioni che la memoria non possono averla. E la memoria non si compra, e non si svende.