Bologna, 2 Agosto 1980: la morte si ferma in stazione!

Erano le 10:25 del 2 agosto 1980 quando, nella stazione ferroviaria di Bologna Centrale, la tremenda esplosione di un ordigno provoca 85 morti e più di 200 feriti.

Su quell’ora, dopo 39 anni, è ancora fermo l’orologio della stazione che, con la sua immobilità, vuole ricordare e commemorare le vittime innocenti di quella che è considerata una delle peggiori imprese criminali della storia Italiana.

L’orologio della stazione di Bologna Centrale, ieri come oggi, fermo alle 10:25

In quella mattina di Agosto la sala d’attesa della stazione era affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, e proprio lì era stata abbandonata una valigia contenente un ordigno a tempo che, con la sua esplosione, investì il treno in sosta al binario 1, il tunnel sotto i binari e fece crollare l’ala sud-ovest dell’edificio. 

In Italia erano gli anni di piombo, iniziati agli albori degli anni Settanta, in cui le violenze di piazza, la lotta armata e il terrorismo erano espressione di estremismi politici. 

La strage di Bologna si aggiunge alla lunga serie di attentati terroristici messi in atto in quegli anni, che rientravano nello spietato disegno della “Strategia della tensione”.

L’Italia vide il susseguirsi di atti terroristici senza un reale movente, rivolte contro cittadini comuni per destabilizzare gli equilibri politici e sociali.

Sono questi gli anni delle stragi in Piazza Fontana a Milano del 1969, in Piazza della Loggia a Brescia nel 1974 e ancora la strage dell’Italicus sempre nel 1974.

Un periodo buio della storia d’Italia quello degli attentati terroristici, che hanno insanguinato il Paese causando moltissime vittime e un clima di tensione e paura che si è riversato nella sfera sociale. 

Come era già avvenuto per gli altri tragici eventi, anche per la strage di Bologna, fin dai giorni immediatamente successivi, si riscontrarono forti attività di depistaggio, attuate con affermazioni, controaffermazioni, piste vere e false, tutte volte a coprire i veri autori materiali e i moventi; dalle false rivendicazioni telefoniche, che volevano il coinvolgimento delle Brigate Rosse e dei N.A.R. (Nuclei Armati Rivoluzionari), fino allla cosiddetta “pista internazionale”, per la quale sarebbero stati coinvolti terroristi stranieri e neofascisti italiani latitanti all’estero.

Si sono succedute tante teorie e testimonianze, più o meno attendibili, che hanno alimentato il mistero su questo evento che ormai, a tutti gli effetti, è inscritto nello scenario della strategia della tensione e ancora oggi, con l’emergere di nuovi indizi, come il ritrovamento dell’interruttore che probabilmente ha innescato l’ordigno, non si smette di cercare la verità.