DICHIARAZIONE DI MICHELE BORDO E RAFFAELE PIEMONTESE. GENTILE: QUANDO LA VERITÀ FA MALE. E FA PERDERE LA TESTA

Politica zero. Solo banalità del male, violenza e cinismo culturale mai sperimentati prima. Un attacco alla persona, alla sua storia, alla sua dignità, alla sua etica della responsabilità. Una dose massiccia di fango nel frullatore mediatico all’unico scopo di produrre delegittimazione politica e denigrazione personale. E tutto questo ad opera di un funzionario politico del mio Partito, in carriera da quando era in fasce, sempre sopravvissuto a se stesso. Segretario provinciale, poi regionale, quindi parlamentare ancora in carica, nominato alla Camera dei Deputati da dieci anni.

In verità non avrei voluto replicare. Perché la mia storia politica e di vita, testimoniano per me. Mi è stato chiesto da più parti di farlo.
Non per difendere me stessa ma per lanciare un grido di allarme nei confronti di tutto il Partito, del quale tantissimi oramai sentono l’impellente necessità. E al tempo stesso un monito: non si combatte chi non è allineato e/o non è funzionale ai propri obiettivi con la violenza delle invettive e delle calunnie ma con la forza delle idee e della verità.

Il tesseramento 2015: ciò che ho chiesto, e continuerò a chiedere in ogni sede possibile, è la piena e certificata tracciabilità dei pagamenti delle tessere di tutti i circoli, con in primo luogo Monte S. Angelo, Troia e Foggia. E, in uno, gli elenchi degli iscritti. E’ un mio diritto, per aggirare il quale non ci potrà essere nessun ricorso strumentale agli organismi di garanzia, peraltro incompetenti a decidere sulla materia. E, in più, copia dei bilanci di esercizio per gli anni 2013 e 2014.

Il Circolo di Lucera: sono stata io, in tempi non sospetti, a sottolineare che un sale e tabacchi non poteva essere un luogo idoneo per il tesseramento al Partito. E a chiedere la sospensione del tesseramento in attesa di approfondimento. Mi fu replicato che era opportuno non creare ulteriori fibrillazioni e che, se trasferito nella sede propria del Circolo e nel rispetto delle procedure regolamentari, non c’era ragione del contendere. Salvo – a posteriori – rimangiarsi tutto, e prendere a pretesto il numero eccessivo di tessere per il commissariamento illegittimo del Circolo. In spregio alla storia e ai sacrifici di tanti dignitosi militanti.

Il piano di riordino ospedaliero: ho la presunzione di avere una buona conoscenza e diretta esperienza, anche di governo, della materia.
Cos’altro avrei potuto e/o dovuto fare – non avendone altra opportunità – se non esercitare il diritto/dovere politico di esprimere pubblicamente le mie profonde perplessità a fronte di un piano che ritenevo irragionevolmente, ingiustamente, e inutilmente penalizzante per la comunità pugliese e, in specie, per le province di Foggia, Brindisi e BAT? E, in più, a fronte di una situazione di malessere di tanta parte di questa provincia, cos’altro ancora avrei potuto fare se non sollecitare gli esponenti istituzionali regionali del mio Partito a rompere un imbarazzante silenzio? La dolorosa ma inevitabile chiusura degli ospedali di San Marco in Lamis, Monte S. Angelo e Torremaggiore è costata molto in termini elettorali, è vero. Anche a me, che ci ho messo la faccia pur non avendone responsabilità diretta per non essere – all’epoca dei fatti – l’assessore competente.
Ma chi ha responsabilità politica dovrebbe sapere che questo impone L’etica della responsabilità di governo. E al tempo stesso, oggi, dovrebbe sapere che sono proprio quei sacrifici – e gli altri simili sparsi nel resto della regione – la testimonianza che in termini di tagli avevamo già dato.

La polemica politica: il supporto tecnico di pezzi del PDL, alla Regione Puglia di Vendola come al governo nazionale, è conseguenza di uno stato di necessità ed emergenza politica. Altra cosa è l’appoggio politico di Michele Bordo alla Giunta “arcobaleno” di Vico del Gargano. Ed altra cosa ancora è il progetto teso a trasformare quel supporto tecnico, e del tutto limitato nel tempo, in strategia politica finalizzata alla mutazione genetica del PD, dei suoi principi e valori fondativi, e della sua storia. Chi ha buona memoria, ed è in buona fede, sa quanto forte, incisiva e pubblica sia stata la mia azione politica e di governo per impedire quella pericolosa deriva.
Non mi pare che chi mi accusa possa invocare la stessa linearità. Quanto alla miserevole polemica su Cerignola, faccio solo notare che giammai dal PD di Cerignola è stata chiesta alcuna alleanza politica al PDL, se non incontri con pezzi di elettorato di centrodestra, e su loro richiesta.

L’appello al Presidente Renzi: Michele Bordo, gli addetti ai lavori lo sanno, si è sempre preoccupato di essere vicino e sodale del potente di turno. Ed oggi, anche questo è di pubblico dominio, recita la parte del renziano di ferro a Roma, salvo assumere tutt’altre posizioni in Puglia. Per parte mia, viceversa, libera da vincoli di appartenenza correntizia, che considero uno dei vulnus maggiori dell’attuale situazione politica, sono sempre stata (e sono) la stessa, ovunque. E, in ragione di tanto, se constato che il mio Segretario Nazionale percepisce la mia stessa esigenza di un salto di qualità nel modo di essere e di agire del PD in Puglia, gli chiedo pubblicamente – giammai nell’anticamera del potere – di investire su di me per quel progetto.
Dov’è lo scandalo? Ho sostenuto Michele Emiliano perché avevo la percezione che le sue idee di futuro della Puglia e del Partito collimassero con le mie. Ho dovuto mio malgrado prendere atto che era stato un abbaglio e ho cambiato idea e atteggiamento politico. Dov’è l’incoerenza?

La carriera politica: non ho mai chiesto di candidarmi, mai. Chi afferma il contrario non solo è un bugiardo ma farebbe bene a guardare a se stesso e alla sua, di carriera politica. Per parte mia, sia quando ho vinto che quando ho perso, mi sono sempre sottoposta al giudizio degli elettori. E ho accettato la candidatura anche quando era di semplice servizio a supporto dell’interesse generale del partito, come in occasione delle elezioni europee del 2009. Può dire altrettanto Michele Bordo, che da dieci anni siede da nominato in Parlamento, senza mai essersi sottoposto al giudizio diretto degli elettori? E che tiene ingessato il Partito da 15 anni, prigioniero dell’ossessione della prossima candidatura da capolista, quindi ancora una volta da nominato? A cos’altro, se non a quell’ossessione, è riconducibile la violenza della sua dichiarazione nei miei confronti?

La funzione politica e istituzionale nel Parlamento Europeo: del mio lavoro nel Parlamento Europeo, dei risultati ottenuti, e delle numerose iniziative prodotte, ci sono tracce dappertutto. Di Bordo & c.?

Fin qui la difficile, e per me dolorosa ma inevitabile risposta. Dopo di che penso anch’io che il PD abbia bisogno di serenità e unità, e dell’auspicio che ogni polemica cessi e si apra un confronto leale al nostro interno e con la società pugliese. Purché ciascuno capisca che un’era politica è finita. E se ne deve inevitabilmente aprire un’altra, nella quale non esistano più né rendite di posizione, né primogeniture, né amicizie dei potenti, ma solo merito politico, lealtà dei comportamenti e reciproco rispetto.

Bruxelles il 29/02/2016

On. Elena Gentile